Prima pagina della violenza subita, tratta da "Odio, gli inganni della vita"
"vieni, Silvia, tocca a te!"
Le parole di quell'uomo sembravano le solite, quelle che adoperava con tutte senza distinzione, ma lo sguardo che le accompagnava era molto più acuto. Gli occhi si erano fatti più piccoli, quasi volessero nascondere quello che la mente aveva già predisposto.
Silvia non se ne accorse, e questa fu la sua condanna.
Non fu attenta neppure Biancaneve quando la strega cattiva le porse la mela avvelenata.
... E la bambina diede un morso alla mela e cadde a terra...
"Dai, vieni, non avere paura!", sbavò l'orco.
Silvia si stupì per quell'invito, non intuendo il motivo del perché avrebbe dovuto avere timore di lui. In fin dei conti era lo stesso noioso rituale che usava compiere ogni mercoledì e venerdì da ben tre mesi.
...L'agnello ignaro trotterellò vicino al pastore e lui lo chiuse tra le sue gambe, come in una gabbia. Poi con una mano tirò verso di sè il tenero collo e con l'altra impugnò il coltello, squarciandogli la gola. La sera, il respiro del vento portò il suo grido disperato in tutte le vallate e il torrente si colorò con il suo sangue innocente e il suo pianto echeggia ancora tra le montagne...
Silvia riteneva che quell'operazione fosse un'inutile perdita di tempo e per di più particolarmente fastidiosa, almeno per lei. Rotola, srotola, arrotola ancora. Al termine della lezione era sudata, stanca e aspettava con ansia il momento di raggiungere la mamma negli spogliatoi al piano superiore.
La palestra era deserta. Nel silenzio si riuscivano a sentire gli echi delle chiacchiere femminili sotto le docce. Un angolo del locale era adibito al relax. Una serie di lettini imbottiti, uno a fianco all'altro, giaceva in una zona più appartata.
Il maestro, così si faceva chiamare, era seduto sopra a quello più esterno. Attendeva con gli occhi piccoli, porcini, le mani aperte, come in una morsa, pronte ad afferrare la sua vittima. Silvia gli si avvicinò, serena come sempre. L'odore acre del sudore di quell'uomo le colpì le narici. L'adrenalina di quello che sarebbe accaduto da lì a breve, aveva reso ancora più acido l'odore della sua pelle.
La ragazza si sistemò in piedi tra le sue cosce muscolose, dandogli le spalle. Ora il maestro le avrebbe chiesto di divaricare leggermente le gambe per poter compiere più agevolmente l'operazione. Silvia, sapendolo, precedette la sua richiesta e si pose docilmente nella posizione corretta. L'istruttore non parlò, ma Silvia capì che doveva aver sorriso. Il maestro non amava ripetere le cose e s'innervosiva molto quando lo doveva fare. Anticiparlo addirittura era un fatto insperato.
L'uomo iniziò a muovere le mani come al solito, mentre l'alito pesante sbuffava sulla giovane carne ancora umida per la fatica. fece qualche pressione in più sulla coscia, come per saggiare la reazione della ragazza. Silvia non reagì, intimidita da quella presenza, credendo che quel tocco fosse casuale e innocente. Quindi l'uomo contiuò a srotolare la benda da ogni gamba, come fosse una giostra.
Srotola, srotola, srotola... Giro, giro tondo, casca il mondo...
Poi la mano levò l'ultimo lembo della benda e di nuovo quelle dita presero a camminare sulla sua pelle, come piattole disgustose alla ricerca di cibo, fino a sfiorarle le mutandine.
Ancora un brivido nel silenzio, tanto forte da avere paura che lui l'avvertisse. E lui lo sentì, prendendolo come un segnale. Come il tacito assenso al suo malvagio e lurido crimine.
Le parole di quell'uomo sembravano le solite, quelle che adoperava con tutte senza distinzione, ma lo sguardo che le accompagnava era molto più acuto. Gli occhi si erano fatti più piccoli, quasi volessero nascondere quello che la mente aveva già predisposto.
Silvia non se ne accorse, e questa fu la sua condanna.
Non fu attenta neppure Biancaneve quando la strega cattiva le porse la mela avvelenata.
... E la bambina diede un morso alla mela e cadde a terra...
"Dai, vieni, non avere paura!", sbavò l'orco.
Silvia si stupì per quell'invito, non intuendo il motivo del perché avrebbe dovuto avere timore di lui. In fin dei conti era lo stesso noioso rituale che usava compiere ogni mercoledì e venerdì da ben tre mesi.
...L'agnello ignaro trotterellò vicino al pastore e lui lo chiuse tra le sue gambe, come in una gabbia. Poi con una mano tirò verso di sè il tenero collo e con l'altra impugnò il coltello, squarciandogli la gola. La sera, il respiro del vento portò il suo grido disperato in tutte le vallate e il torrente si colorò con il suo sangue innocente e il suo pianto echeggia ancora tra le montagne...
Silvia riteneva che quell'operazione fosse un'inutile perdita di tempo e per di più particolarmente fastidiosa, almeno per lei. Rotola, srotola, arrotola ancora. Al termine della lezione era sudata, stanca e aspettava con ansia il momento di raggiungere la mamma negli spogliatoi al piano superiore.
La palestra era deserta. Nel silenzio si riuscivano a sentire gli echi delle chiacchiere femminili sotto le docce. Un angolo del locale era adibito al relax. Una serie di lettini imbottiti, uno a fianco all'altro, giaceva in una zona più appartata.
Il maestro, così si faceva chiamare, era seduto sopra a quello più esterno. Attendeva con gli occhi piccoli, porcini, le mani aperte, come in una morsa, pronte ad afferrare la sua vittima. Silvia gli si avvicinò, serena come sempre. L'odore acre del sudore di quell'uomo le colpì le narici. L'adrenalina di quello che sarebbe accaduto da lì a breve, aveva reso ancora più acido l'odore della sua pelle.
La ragazza si sistemò in piedi tra le sue cosce muscolose, dandogli le spalle. Ora il maestro le avrebbe chiesto di divaricare leggermente le gambe per poter compiere più agevolmente l'operazione. Silvia, sapendolo, precedette la sua richiesta e si pose docilmente nella posizione corretta. L'istruttore non parlò, ma Silvia capì che doveva aver sorriso. Il maestro non amava ripetere le cose e s'innervosiva molto quando lo doveva fare. Anticiparlo addirittura era un fatto insperato.
L'uomo iniziò a muovere le mani come al solito, mentre l'alito pesante sbuffava sulla giovane carne ancora umida per la fatica. fece qualche pressione in più sulla coscia, come per saggiare la reazione della ragazza. Silvia non reagì, intimidita da quella presenza, credendo che quel tocco fosse casuale e innocente. Quindi l'uomo contiuò a srotolare la benda da ogni gamba, come fosse una giostra.
Srotola, srotola, srotola... Giro, giro tondo, casca il mondo...
Poi la mano levò l'ultimo lembo della benda e di nuovo quelle dita presero a camminare sulla sua pelle, come piattole disgustose alla ricerca di cibo, fino a sfiorarle le mutandine.
Ancora un brivido nel silenzio, tanto forte da avere paura che lui l'avvertisse. E lui lo sentì, prendendolo come un segnale. Come il tacito assenso al suo malvagio e lurido crimine.
Labels: agnello, bambina, donna, mostro favola, orco, palestra, urlo, violenza
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